Artiterapie

dall'Arte alle Artiterapie


Se l’Artista compie un suo percorso maieutico attraverso un peculiare processo creativo, anche il paziente può trovare nel “fare arte” la traccia di un dialogo represso o dimenticato con la propria anima, dando voce all’inconscio attraverso il proprio corpo e le emozioni che esso, veicolando, esprime. 
Ovviamente non tutto è arte, ma spostando l’importanza dal prodotto al processo artistico che lo sottende, possiamo affermare che è proprio quest’ultimo a costituire il motore del cambiamento nel paziente nei contesti di Arte-Terapia. Inoltre, Arte è anche fruizione e capacità di recepire, di ospitare simboli potenti affianco ai personaggi delle nostre personali storie inconscie e tentarne una trascrizione in nuove vicende, al di fuori dell’immanenza del sintomo. Viene in qualche modo superata l’antinomia tra topos e logos, intendendo per topos il luogo, la situazione individuata dalle coordinate temporali e spaziali –l’hic et nunc- nella quale il cliente si trova a vivere simbolicamente la propria problematica, dunque anche il suo sintomo, e per logos il processo di verbalizzazione dei contenuti che affiorano alla coscienza dell’Io, rivelando il senso di quello. Nel setting dell’arte-terapia è il corpo, con i suoi strumenti sensibili, ad essere invitato ad esprimersi  e a collaborare alla restituzione di un senso dei sintomi presentati, fatto che poi costituisce l’elemento fulcro di ogni operazione terapeutica.
Blocchi della nostra energia pulsionale, pericolosamente alleata ai conflitti della nostra vita, vengono allora alla luce evidenti, affiorano alla luce dei nostri movimenti, della voce, delle dita sul piano di uno strumento e nelle emozioni che possono finalmente esprimersi, anche se simbolicamente, senza reticenza, non più omertose con la resistenza al cambiamento.

l'Arte che cura

L’Arte dunque può curare, oltre al  piacere che dà ai nostri sensi o al sollievo che offre alle fatiche del “mondano” e contingente quotidiano. Non solo l’arte dei musei o dei complessi monumentali ed artistici di un luogo e di una mostra di un bravo autore, o quella anche ricreativa di un valido prodotto cinematografico o teatrale; è proprio lo stesso processo creativo che è alla base di ogni esperienza artistica -e che pesca nel mare magnum del nostro inconscio e delle sue forme culturali- a poter diventare strumento di terapia in numerosi contesti clinici ed educativi. Se l’idea che l’arte possa essere un mezzo di conoscenza di se stessi, il concetto di “arte-terapia” invece è relativamente nuovo.

 
 Cosa è l’Arte-Terapia? 

La terapia con l’arte  è un  un servizio professionale  che utilizza i mezzi propri del campo artistico,  le immagini  -image making-play-, il processo creativo e poi le risposte del paziente/cliente ai prodotti creati, come riflessioni della personalità, dello sviluppo, delle capacità, degli interessi, delle preoccupazioni e dei conflitti di un individuo. La pratica dell’Arte-Terapia è basata sulla conoscenza di teorie psicologiche inerenti lo sviluppo umano -psicodinamiche, cognitive, transpersonali e altre- e di metodiche terapeutiche atte ad affrontare conflitti emotivi, che intendono sollecitare l’autoconsapevolezza, sviluppare la capacità di relazione sociale, capacità gestionale, od anche più semplicemente capaci di alleviare problemi di ansia da prestazione o di ruolo, così diffusi nella nostra cultura. Per questo, l’applicazione delle Arti-Terapie oggi trova sempre più impiego in vari contesti clinici e non, in gruppi famigliari, coppie, comunità terapeutiche o gruppi di lavoro e singoli individui in difficoltà.

A chi si rivolge l’Arte-terapia?


    Il campo d’intervento delle arti-terapie è individuato da tre aree

  •      area educativa, dove la pratica dell’arte-terapia è mirata ad agevolare percorsi formativi didattico/esperenziali nell’ambito dell’educazione artistica, e processi di sviluppo della creatività;
  •      area riabilitativa, in supporto a strategie di riabilitazione nei confronti di utenze specifiche (handicap, nevrosi da conflitto bellico o da stress di emergenza, ecc);
  •       area psicoterapica propriamente detta, nel contesto della clinica dei disturbi e della patologia psichiatrica.
Come lavorano le Arti-Terapie?

     Le Arti-Terapie, dunque, lavorano attraverso un processo collaborativo di “scoperta” del mondo interno dell’individuo che si svolge tra il conduttore ed il cliente -nel rapporto duale- od il gruppo –group art-therapy-. I soggetti, facilitati dall’azione del terapeuta, sono incoraggiati a prendere coscienza di quanto la loro “arte” può rivelare del proprio mondo sommerso. 

    L’Arte-terapeuta -un professionista psicologo o medico che ha affinato la conoscenza nel campo dell’espressione artistica con specifici studi- aiuta il paziente a scegliere i “materiali” che faranno visibili le immagini interne che rimandano a chi noi siamo ed a che cosa crediamo. E così fanno il loro ingresso degli acquarelli, dei colori ad olio, della materia modellabile –ad esempio nella core-painting-, una danza –danza-movimento-terapia- un canovaccio teatrale –teatro-terapia e hypnodrama- una emissione sonora vocale o di uno strumento ed il suo ascolto -musico-terapia-
    L’Arte-terapeuta, quindi, aiuta la “negoziazione” delle interpretazioni sul prodotto espressivo-artistico dei soggetti, che è creato attraverso il processo terapeutico del “ “fare arte” –art-making process-. 

Come nascono le Arti-Terapie?

    La nascita del termine “Arte-Terapia” può datarsi a cavallo degli anni ‘30 e ’40, specificamente ne mondo anglosassone. Tuttavia, solo dopo il secondo conflitto mondiale questa forma di psicoterapia che fa ricorso all’arte diviene una pratica professionale, sviluppandosi dapprima in America ed in Gran Bretagna e, successivamente, in altri paesi, incluso il continente australiano. E’ importante rammentare che già prima la traccia di questa alleanza tra l’Arte e  Psicoterapia risiedeva proprio nell’eredità lasciata dal movimento Modernista e della Outsider Art ed insieme dal lavoro di tutti quegli psicanalisti d’avanguardia che avevano intuito quanto arte, immaginazione e intuizione personale potessero illuminare gli aspetti più nascosti dell’inconscio e del comportamento dell’uomo. Infatti, da allora molti studiosi della mente, filosofi e psichiatri, hanno dedicato i loro studi alla esplorazione tra processo creativo e guarigione.
    Storicamente ed teoricamente esistono due approcci fondamentali dell’arte-terapia all’oggetto di intervento: il cosiddetto processo intensivo (art-making-process) e quello ad orientamento più psicodinamico.
    Nel primo metodo l’arte-terapeuta può essere visto come il “traghettatore” del cliente in un viaggio, spesso catartico, sempre emozionale, dove l’arte viene utilizzata come strumento perché egli scopra qualchecosa d’importante di se stesso, nella direzione dell’adattamento e dell’autorealizzazione. Edith Kramer costituisce il pioniere di questa scuola di pensiero che enfatizza le possibilità di “cura” del processo artistico.
    Nel secondo metodo, non è il processo artistico in sé ad essere specificamente sottolineato, ma piuttosto l’arte come “finestra” nel mondo  dell’inconscio sommerso del cliente. Come nel metodo psicoanalitico sogni e libere associazioni costituiscono le tracce significative di problematiche irrisolte e di elementi della terapia, attraverso la produzione artistica del cliente si fa emergere il vissuto complessuale e lo si porta ad evoluzione, nella direzione del cambiamento terapeutico. Questo secondo approccio è particolarmente utile nei bambini, ai quali evidentemente difetta il mezzo verbale espressivo.

Quali abilità si richiedono ad un Arte-Terapeuta?


    L’Arte-Terapia può lavorare come espressione di un team di medici, psicologi, esperti della riabilitazione, assistenti sociali ed insegnanti, ma anche nel settore della pratica psicoterapeutica privata. L’Arte-terapeuta, quindi, deve innanzitutto possedere una capacità di elaborazione profonda (insight) dei processi psicologici che intervengono nella situazione della terapia (setting), ma anche al di fuori di essa, quando il cliente è nella sua vicenda privata (contesto adattivo); egli deve, quindi, possedere una conoscenza delle varie forme d’espressione dell’arte ed il loro linguaggio. Questi requisiti sono ovviamente soddisfatti da un corso di studi specifico nel campo. In Italia, questo è un settore appena nascente, rispetto a molti altri paesi dove, accanto alle forme di psicoterapia più “tradizionali”, da molto tempo si sono affiancate le psicoterapie con l’arte. In Europa, ad esempio, al futuro arte-terapeuta che inizia questo percorso formativo in Scuole apposite viene richiesto come titolo d’accesso il diploma specifico (Accademia d’Arte, Accademia di Danza, del Teatro, delle Cinematografia o Conservatorio). Relativamente al nostro paese, se il suo background accademico non possiede un titolo che abiliti all’esercizio della psicoterapia, ed il contesto in cui si trovi ad operare è specificamente quello clinico, egli è necessariamente affiancato da un professionista, psichiatra o psicologo, che operi in questo stesso campo.
    In ogni caso, all’arte-terapeuta si richiedono: la qualità di saper ascoltare ed osservare, di saper entrare in relazione empatica con le persone, una grande flessibilità negli atteggiamenti e nelle strategie, una facilità di adattamento alle diverse situazioni, alla frustrazione, uno squisito senso dell’umorismo. Facilmente riconosciamo in questi elementi tutti quei fattori che possono aiutare la situazione terapeutica ad evolvere favorevolmente verso il “cambiamento”, proprio perché difficoltà possono essere maggiormente evocate da una situazione terapeutica non sempre rigidamente strutturata e strutturabile.