Psychodrama & Hypnodrama

Lo Psicodramma

Lo Psicodramma fu creato come metodica di trattamento terapeutico a Vienna nel 1920 dallo psichiatra Jacob Levy Moreno (1889-1974). Moreno in seguito emigrò negli Stati Uniti. Egli stabilì che questa tecnica di terapia costituiva il punto di passaggio dai trattamenti individuali svolti nell'isolamento del soggetto a quelli degli individui nei gruppi, e dal trattamento verbale a metodiche che utilizzano l'azione (Moreno, 1946). La sua iniziale critica al metodo psicoanalitico e distinzione dal suo relativo setting, così come concepito dall'ortodossia freudiana, è che la comunicazione verbale è in quest'ultimo arbitrariamente privilegiata  rispetto a quella analogica, fatta di gesti, mimica, movimento ed altrettanto basilare per la comprensione del dinamismo psichico individuale; persino di quello antecedente allo sviluppo del linguaggio. Inoltre, Moreno considera "l'evento sociale e quello psicologico" profondamente interconnessi, tanto da non poter prescindere da questa interdipendenza anche nel momento terapeutico. Negli anni successivi, molti illustri innovatori della nuova forma terapeutica, ispirati all'opera di Moreno -Maslow (1968), Abraham (1970), Fritz Perls (1973), Will Schutz (1971)-, hanno sempre più utilizzato la tecnica psicodrammatica, spostandola dal privilegiato campo della psicoterapia a quello dell'intervento psicosociale, formativo, educativo e creativo. 

In un setting di terapia di gruppo, lo Psicodramma Classico offre al protagonista o paziente l'opportunità di strutturare la sua realtà psichica interna e di interagire con la rappresentazione che ne crea fuori sul  palcoscenico. Quest'ultimo costituisce uno spazio privilegiato, duttile e mutevole, dove egli può esternare le proprie problematiche interiori: tutto quanto su di esso si svolge è vero e falso al contempo, in quanto il palcoscenico è una estensione della vita stessa, riprodotta quale locus nascendi in forma spontanea e creativa (scena psicodrammatica) proprio nella sua insita contraddittorietà. Qui i conflitti trovano lo spazio scenico della loro negata rappresentazione e vivono il riscatto dai ristretti  spazi della quotidianità, ove si è smarrita lo loro identità. Il  protagonista, la persona della quale si sta rappresentando la storia, un evento significativo, sceglie nel gruppo degli altri attori secondari  (auxiliary egos= Io ausiliari) per giocare i ruoli dei vari personaggi-scene dello psicodramma. Essi costituiscono estensioni sia del protagonista che del direttore, con la triplice funzione di attore terapeutico, agente terapeutico ed investigatore sociale. L'attore principale è messo nella condizione ideale di riproduzione allargata al gruppo delle sue contraddizioni con gli altri partecipanti il gioco psicodrammatico, attraverso l'impersonificazione ed il capovolgimento dei ruoli apprendendo ciò che non è stato capace di cogliere nella realtà, su se stesso e su gli altri; è spinto al riconoscimento della parti di se nascoste ed imprigionate, dei "ruoli" che si giocano e del loro peso nella vita affettiva (catarsi di integrazione). Attraverso un linguaggio più "primitivo" ed immediato, che non quello puramente logico-verbale,  egli attinge alle esperienze più profonde del suo vissuto e del suo sentire; la scena psicodrammatica diviene quindi uno stralcio di esistenza passata (vissuta precedentemente ed altrove, che si verifica nel qui e ora della coscienza gruppale). Ciò che qui della sua vita viene proiettato e riprodotto, gli ritorna quindi modificato attraverso l'interazione con gli Io-ausiliari, in forme meno "mostruose" e temibili, nell'intimo gioco della condivisione del tema, nel senso implicito del cambiamento che lì è sotteso e che può avvenire solo attraverso il  propedeutico riconoscimento di elementi personali ora finalmente comprensibili (catarsi gruppale). 

Moreno riconosce che il teatro è da sempre stato  il luogo privilegiato per la rappresentazione dei ruoli La teoria psicodrammatica non avrebbe fatto altro che che “riscoprire” il fenomeno del ruolo ed averne fatto centro di un nuovo corpo teoretico sviluppatosi nel tentativo di superare i limiti insiti nella psicanalisi. Nello psicodramma moreniano, come nel role-playing,  vi è la “rimessa in discussione”, comune agli elementi di un gruppo dei problemi legati ai propri ruoli esistenziali che vengono così “giocati” contemporaneament, ossia scambiati, reinterpretati, mutati ecc. ecc. Il direttore (director), vale a dire il professionista che tiene il gruppo inizia il lavoro e dirige le azioni psicodrammatiche basate basate sull'intenzioni del protagonista. Egli è un terapeuta abile che inizia i soggetti protagonisti al coinvolgimento psicodrammatico, in costante rapporto con il resto del gruppo, l'uditorio.Egli dirige attivamente e partecipa anche "silenziosamente" alle vicende lì rappresentate, esprimendo anche in questo caso, come afferma Moreno, "feeling" e mai assenza. L'uditorio d'altra parte non è separato dagli attori protagonisti e partecipa attivamente suggerendo con interventi quando reputato giusto, commentando o partecipando direttamente all'azione scenica. Palcoscenico, protagonista, Io ausiliari, direttore ed uditorio costituiscono cinque strumenti potenzialmente terapeutici. Un doppio (double), la voce di supporto interno del protagonista, può giocare il ruolo di questi, ponendosi alle sua spalle  ed indentificandosi con i suoi sentimenti; ne rappresenta i gesti, i sentimenti stessi ed i pensieri nello stesso stile. 

Nello psicodramma, quindi, il protagonista   può entrare in trance o stati similari al sogno, essendo così esposto alle manifestazioni della propria psiche, provenienti dall'interno. Lo psicodramma è intensamente efficace perchè esperenziale: esso pesca profondamente nel vissuto inconscio del soggetto e nel co-conscio gruppale, permettendo alle esperienze interne di essere esternalizzate e sperimentate (l'esperienza viene ad essere concretizzata visivamente, cenestesicamente e visceralmente attivando antiche memorie del corpo, quelli che Erickson  successivamente attraverso l'esperienza ipnotica avrebbe definito "ricordi sensoriali"); è correttivo perchè permette di riassumerle in una differente prospettiva;  costituisce un processo di gruppo perchè funzione dell'energia psichica del gruppo. 

Come funziona lo Psicodramma

Riassumendo: lo psicodramma è un metodo d’approccio psicologico che consente alla persona di esprimere, attraverso la messa in atto sulla scena, le diverse dimensioni della sua vita e di stabilire dei collegamenti costruttivi fra di esse. Lo psicodramma, grazie alla rappresentazione scenica facilita, lo stabilirsi di un intreccio più armonico tra le esigenze intrapsichiche e le richieste della realtà, e porta alla riscoperta ed alla valorizzazione della propria spontaneità e creatività.  

L’importanza e l’efficacia della sua applicazione derivano dalla possibilità che viene data alla persona di rappresentazione scenica di ciò che ella vive, ha vissuto, desidererebbe vivere, avrebbe desiderato vivere… Tale messa in scena permette di avviare, in un contesto protetto e rassicurante, un dialogo percepibile, attivo e costruttivo fra i diversi aspetti della propria vita. La persona giunge così ad un più alto livello di coscienza di sé e di fiducia, e può accedere a modi maggiormente spontanei e creativi nel relazionarsi a sé e agli altri.
Questo approccio, teso a migliorare le relazioni interpersonali, consente, grazie all’utilizzo di diverse tecniche proprie della metodologia d’azione (inversione di ruolo, doppio, specchio, soliloquio, sociometria, ecc.), lo sblocco di situazioni interiori cristallizzate e ripetitive, la soluzione di problemi e di situazioni di crisi, la ricerca e la scoperta di opzioni alternative rispettose di sé e dell’altro. Con questo metodo la persona può, grazie allo sviluppo di un dialogo attivo, imboccare la via di un cambiamento che conduce all’autonomia e alla spontaneità creativa. Le sessioni di psicodramma -la durata media di una sessioneè di 2 ore- possono essere finalizzate alla crescita personale (quando la partecipazione al lavoro psicodrammatico sia essenzialmente orientata alla conoscenza di sé ed all’armonizzazione delle esigenze interne alla persona con le richieste della realtà) o alla formazione professionale (quando la partecipazione al lavoro psicodrammatico sia orientata primariamente ad acquisire una maggiore competenza nel gestire professionalmente le relazioni interpersonali.   

l'Hypnodrama

A questo proposito, concedetemi, mi è caro ricordare un episodio personale che ben testimonia quanto appena detto, attraverso l'incontro con un importante personaggio. Nell'estate del 1986, mi trovavo a Barcellona, ad uno congresso organizzato dalla Associazione di Studi Medici e Psicologici e Religiosi( AIEMPR), portabandiera del prof. Leonardo Ancona, con una mia relazione ufficiale su "Verità scientifica e Verità Umana". In quella lontana occasione del mio iter formativo, avevo finalmente la possibilità di conoscere illustri personalità del mondo scientifico internazionale sino ad allora studiati o solo formalmente avvicinati. Sul pulman che traportava il nostro gruppo per una visita culturale, mi trovai a sedere accanto ad un omino piccolo e distinto che conoscevo importante e molto saggio. Intrattenni con Matte Blanco una piacevolissima conversazione e accennammo anche all'uso dell'ipnosi nelle tecniche direttive dello psicodramma analitico ed all'opera di Moreno. Oltre lo scambio di idee sulle tematiche del convegno -Mente e Credenza-, il colloquio indulse in qualche interessante aneddoto personale dello scienziato. Egli mi raccontò, divertito, di aver personalmente conosciuto Milton Erickson, negli anni settanta in America, ma di non essere riuscito ad andare in trance ai suoi ripetuti tentativi di induzione. Riteneva, tuttavia, che se la psicanalisi in futuro avesse compiuto intelligentemente lo sforzo di re-inglobare in sè, non solo la tecnica ipnotica, storicamente nata  nelle sue braccia, ma anche tutte le conoscenze che essa aveva portato nel corso degli ultimi novanta anni, vi sarebbe stato un grande sviluppo di studi e ancora maggiori successi nell'arte della psicoterapia. L’occasione di sentire il pensiero di quello straordinario scienziato della mente, in risposte non più catalogate sui suoi testi, ma provocate dalle mie domande, era preziosa. Sconvolgente per me, ma ora a distanza di molti anni non più troppo, sentire che egli auspicava che un giorno, una certa psicanalisi, meno arroccata sui propri pregiudizi, potesse re-incontare l’ipnosi e lasciare che questa l’aiutasse a portare alla superficie i contenuti “artistici” dei pazienti. Così li aveva chiamati! Ecco che la follia fa capolinea ora nei nostri musei, travestita da opera d’arte dunque! Incontri che difficilmente si possono dimenticare.
 

Luigi Cancrini, citando Ignazio Matte Blanco, scrive ancora in proposito sull’artista,: “…il pensiero dell’uomo si muove continuamente su due strade diverse. Quella della logica formale caratterizzata dalla tendenza a distinguere e a precisare, e quella del sogno in cui l’accostamento è uguaglianza, la parte è il tutto, l’aderenza al principio di realtà non obbligatoria. Normale è chi sogna la notte quando dorme e utilizza la logica formale da sveglio. Mentre funziona da schizofrenico chi usa, nel rapporto con gli altri, la logica del sogno. Il fatto affascinante riguarda proprio la creatività. Perché quello con cui ci si confronta è il dato per cui il lavoro del pensiero logico è inevitabilmente ripetitivo e applicativo di informazioni già acquisite: ogni forma di innovazione veramente creativa si manifesta all’inizio, invece, come interruzione di routine eccessivamente razionali. L’irrompere della logica del sogno nella vita psichica dell’uomo sveglio determina infatti quegli accostamenti fulminei e in apparenza irrazionali legati al momentaneo prevalere delle emozioni sul ragionamento, base di ogni vera creatività”.

Totalmente appagato da quelle parole, lasciai infine che l'anziano ed umile signore avesse un momento di relax durante il percorso! 
   

Moreno sviluppo l'hypnodrama nel 1940 e poi lo organizzo quale metodica di terapia con James Enneis, uno degli allievi a lui più vicini. L'Hypnodrama combina il potere dello psicodramma con le specifiche capacità dell'ipnosi di sollecitare la nostra sensibilità più fine e nascosta, accompagnando il cliente  verso l'accesso a materiale traumatico e rimosso. 
In quegli anni,  immediatamente dopo il secondo conflitto mondiale, Enneis stava lavorando con i soldati affetti da trauma di guerra. A quell'epoca gli psichiatri militari tentavano di far "rivivere" ai soggetti le loro esperienze di guerra traumatiche nel tentativo di neutralizzarne la carica conflittuale e dunque lo shock che, originariamente, era conseguito a quelle. Per ottenere questo venivano adoperati farmaci e droghe ipnotiche. Moreno ed Enneis collaborarono in questa impresa utilizzando le tecniche ipnodrammatiche e trascrivendo i loro iniziali risultati  nel 1950 (Moreno, 1940; Enneis, 1950; Moreno & Enneis, 1950). Moreno stesso scriveva:  “Hypnodrama is a synthesis of psychodrama and hypnosis”. Anticipando una visione moderna dell'ipnosi, egli vedeva nella tecnica dell' hypnodrama la possibilità di superare il classico autoritarismo proprio dello stile pratico dell'ipnosi di quei tempi, basato sull'ordine e sul comando.

La questione dell'Ipnosi, vista nella sua accezione storica di "manipolazione" della coscienza del soggetto, è  del resto un pregiudizio che l'ipnositerapia si è caricata sulle spalle da semprecon difficoltà e coraggio, ma anche ambiguità. Solo grandi personaggi, schivi alla retorica che vuole alcune terapie "ortodosse" ed altre meno -un fatto estremamente contraddittorio, se si pensa a quanto lo stesso studio psicodinamico della nostra mente dimostri fallace la pretesa di una "verità"-, hanno avuto la serenità di non tener conto di questi preconcetti, pur con i dovuti distinguo tra teoria e tecnica e tra una procedura e l'altra

Ma come concepisce Moreno questa nuova tecnica terapeutica e quali i caratteri distintivi dallo psicodramma classico da  egli precedentemente già formulato?  Viene assunto che l'intera operazione ipnotica abbia un nucleo psicodrammatico fondamentale intorno a  cui essa  ruota in tutti i suoi aspetti.: a) nel ruolo dello stesso ipnotista che diviene il regista psicodrammatico, assistito dallo staff o io ausiliari, come nello psicodramma; b) nei passi che portano al sonno ipnotico; e c) durante la trance ipnotica del soggetto, la suggestione verbale dell'ipnotista è sostituita dalla produzione psicodrammatica. Il paziente, durante la trance è trattato come un soggetto nella sessione di uno psicodramma, è cambiato nell'attore psicodrammatico, costituendo il protagonista che, in cooperazione  all'ipnotista/regista e gli "ego ausiliari"  esternalizza la struttura interna del suo lavoro mentale. Rispetto al setting ipnotico classico, qui il soggetto può esprimere la propria esperienza, non solo utilizzando il canale verbale, ma anche quello motorio e questo accentua la valenza catartica dell'intero processo. 
Enneis era convinto che l'ipnosi potesse facilitare per il cliente una più rapida accettazione dell'ausiliario nel ruolo ed una integrazione più rapida e meno temuta integrazione all'interno della coscienza del materiale rimosso presentato sotto ipnosi. Egli inoltre osservò che la memoria dei comportamenti che avevano luogo nella sessione dell'hypnodrama era maggiore che non  nel solo psicodramma, per cui giunse a stabilire che l'ipnosi permetteva nello psicodramma una maggiore caduta delle inibizioni e la possibilità di raggiungere  più intesi stati di spontaneità espressiva.    Recenti autori che si sono dedicati allo studio dell'argomento sono giunti alla conclusione, anche da noi accettata, che anche nel setting psicodrammatico, come in quello ipnotico,  il soggetto si trovi spesso in trance. Ad esempio Adam ed Allee Blatner (1988) affermano che "La rappresentazione  psicodrammatica genera spesso uno moderato e dolce  livello di catalessi nel protagonista e negli altri partecipanti" ( p. 121). 

La psicodrammatista Eva Leveton (1992) che si è specificamente interessata dell'hypnodrama moreniano, in alcuni suoi saggi pone un utile raffronto tra la tecnica ipnotica e quella psicodrammatica. L'autrice afferma che in entrambe sia presente una forma "paradossale" di comunicazione,  che, mentre vincola il soggetto, gli permette al contempo di esprimersi liberamente: "L'ipnotista che dice 'Puoi persino non ascoltare la mia voce', dirige un messaggio alla mente inconscia del soggetto. Questi, libero di non ascoltare, ma in realtà ascolta ogni parola. Lo psicodramma fornisce un cast di personaggi che spesso forniscono una versione enfatizzata delle difficoltà e delle frustrazioni del protagonista. Ma sia il direttore che il cast dei personaggi sono lì per aiutare il protagonista. Entrambi, ipnotista e psicodrammatista, si assumono l'intera responsabilità di quella sessione. Ma proprio nel paradosso nascono la spontaneità e la creatività . Contemporaneamente, entrambi spesso danno al protagonista la sensazione di essere totalmente caricato della responsabilità per la prima volta. Sia ipnotizzatore che lo psicodrammatista offrono un'esperienza che per definizione è straordinaria e che possiede qualcosa di un rituale di "realtà elevata"Contrariamente alle psicoterapie individuali e di gruppo che si basano prevalentemente sullo scambio di informazioni verbali, lo psicodramma e l'ipnosi  forniscono un'arena dove il soggetto può immettere un mondo diverso, il mondo del passato, del futuro, di intensità elevata. Entrambi fanno spesso uso della 'storia'  per  incorniciare il dilemma del soggetto ... Non diversamente dai rituali non  sciamanici come la ruota della medicina -wheel medicine- o le pitture con la sabbia, lo psicodramma e l'ipnosi pongono il soggetto proprio al centro del suo dilemma e gli forniscono gli strumenti per esplorare allo stesso tempo ciò che è non-familiare e tradizionale, restituendolo ad una dignità senza tempo..."

 

Come Funziona l'Hypnodrama

Come Funziona l'Hypnodrama

Fondamentalmente, noi tutti abbiamo un bisogno profondo di raccontare ed ascoltare storie. E’ l’atto della cultura che celebra la sua potenza nel dialogo sempre rinnovato tra il gruppo e l‘individuo e viceversa.E’ parte fondante di quella attività “ludica” che originariamente ha permesso al il pensiero di separarsi dagli oggetti e alle azioni di prendere le mosse dalle idee invece che dalla visione. E il raccontare ed ascoltare fiabe ripercorre, con tutta la sua potenza creatrice, la storia di questa importante acquisizione: la possibilità di poter rappresentare. Possiamo infatti affermare che l’intera vita che si offre all’individuo, sin dall’inizio, costituisce lo sforzo costante di apprendere ad ascoltare le storie che diverranno, selezionate lungo la strada, la personale trama offerta all’ascolto dell’altro, ai suoi occhi prima di tutto e poi, gradualmente alla capacità acquisita di immaginare anche solo all’ascolto (persino la notizia in questo senso). In questa attività noi condividiamo esperimenti costanti, creiamo comunità ed ideologie. La più semplice conversazione è piena di aneddoti personali; ogni sforzo di spiegare una storia condivide in metafora necessità e valori; ogni elemento di una cosa ”sapiente” è espresso in fondo meglio da una storia. E le infinite modalità in cui le nostre menti pensano sono l’essenza di quella storia. 

Ed allora, nella trama dell’hypnodrama che sviluppa una particolare metafora, essa lavora inducendo un positiva "regressione al servizio dell'Io", come direbbero Gill & Brenman, proprio perché costituisce l’area ludica dell’illusione (in lusum, essere in gioco). Il processo consiste in un "pescaggio" profondo nella vita remota del soggetto, amplificato dal particolare stato di coscienza in cui si trovano gli attori, in aree dove  è superata la censura realizzatasi attraverso le rigide difesa dell’Io. Io psicodramma, così proiettato e rappresentato fuori dal nostro psichismo, procede allora nella costante dialettica tra Ipnos ed i suoi tre figli: Morfeo che dà struttura alle figure dei sogni; Ikelos, che porta alla luce smascherata degli incubi i nostri mostri e Fantasos che invia al soggetto “le sue creazioni:scene, luoghi, situazioni, paesaggi o case. Costruisce in sostanza lo scenario del sogno, …resta dietro le quinte, non appare ma mostra, non agisce ma rappresenta” (Riolo F., 1980). Questo comporta che il soggetto venga indirettamente  messo a confronto con la propria vicenda storica in una continua oscillazione tra campo immaginario e campo reale, costantemente provocato ed attratto da quella fessura  che tra i due si crea, come campo transizionale e dunque ponte tra le scene mentali e quelle della vita. L’equilibrio psicosomatico dell’individuo è ora costantemente provocato, percorso da idee ed emozioni destoricizzate secondo la consueta logica formale, nel tentativo di conciliare quanto emerge di “asimmetrico”: la persona è ora indotta ad osservare la propria storia o un  definito evento, a superare le resistenze inconsce e, quindi, le reazioni emotive come lo stupirsi. il meravigliarsi, il commuoversi nella partecipazione alla trama frantumano i pregiudizi verso la ricostruzione di una possibile nuova storia. In realtà quella che viene corretto non è il nostro passato, ma l'esperienza emotiva archiviata in esso e congelata, come la assurda staticità del sintomo più che visibile, sottile filo rosso -direbbe Langs-che riconduce al vissuto traumatico; o piuttosto a quanto di esso è dato oggi "significativamente" dal nostro presente. In un sistema fuori coscienza  (Heller, 1982), catene associative si liberano per nuovi legami e schemi d’interazione, innescando un processo di creativa ristrutturazione inconscia.  

APPROFONDIMENTI

"Ipnos ed i suoi tre figli nel gioco creativo dell...

"Ipnos ed i suoi tre figli nel gioco creativo dell'Hypnodrama" di E. Gioacchini

Fondamentalmente, noi tutti abbiamo un bisogno profondo di raccontare ed ascoltare storie. E’ l’atto della cultura che celebra la sua potenza nel dialogo sempre rinnovato tra il gruppo e l‘individuo e viceversa. E’ parte fondante di quella attività “ludica” che originariamente ha permesso al il pensiero di separarsi dagli oggetti e alle azioni di prendere le mosse dalle idee invece che dalla visione. E il raccontare ed ascoltare fiabe ripercorre, con tutta la sua potenza creatrice, la storia di questa importante acquisizione: la possibilità di poter rappresentare. Possiamo infatti affermare che l’intera vita che si offre all’individuo, sin dall’inizio, costituisce lo sforzo costante di apprendere ad ascoltare le storie che diverranno, selezionate lungo la strada, la personale trama offerta all’ascolto dell’altro, ai suoi occhi prima di tutto e poi, gradualmente alla capacità acquisita di immaginare anche solo all’ascolto (persino la notizia in questo senso). In questa attività noi condividiamo esperimenti costanti, creiamo comunità ed ideologie. La più semplice conversazione è piena di aneddoti personali; ogni sforzo di spiegare una storia condivide in metafora necessità e valori; ogni elemento di una cosa ”sapiente” è espresso in fondo meglio da una storia. E le infinite modalità in cui le nostre menti pensano sono l’essenza di quella storia. 

Ed allora, nella trama dell’hypnodrama che sviluppa una particolare metafora, essa lavora inducendo un positiva "regressione al servizio dell'Io", come direbbero Gill & Brenman, proprio perché costituisce l’area ludica dell’illusione (in lusum, essere in gioco). Il processo consiste in un "pescaggio" profondo nella vita remota del soggetto, amplificato dal particolare stato di coscienza in cui si trovano gli attori, in aree dove  è superata la censura realizzatasi attraverso le rigide difesa dell’Io. Io psicodramma, così proiettato e rappresentato fuori dal nostro psichismo, procede allora nella costante dialettica tra Ipnos ed i suoi tre figli: Morfeo che dà struttura alle figure dei sogni; Ikelos, che porta alla luce smascherata degli incubi i nostri mostri e Fantasos che invia al soggetto “le sue creazioni:scene, luoghi, situazioni, paesaggi o case. Costruisce in sostanza lo scenario del sogno, …resta dietro le quinte, non appare ma mostra, non agisce ma rappresenta” (Riolo F., 1980). Questo comporta che il soggetto venga indirettamente  messo a confronto con la propria vicenda storica in una continua oscillazione tra campo immaginario e campo reale, costantemente provocato ed attratto da quella fessura  che tra i due si crea, come campo transizionale e dunque ponte tra le scene mentali e quelle della vita. L’equilibrio psicosomatico dell’individuo è ora costantemente provocato, percorso da idee ed emozioni destoricizzate secondo la consueta logica formale, nel tentativo di conciliare quanto emerge di “asimmetrico”: la persona è ora indotta ad osservare la propria storia o un  definito evento, a superare le resistenze inconsce e, quindi, le reazioni emotive come lo stupirsi. il meravigliarsi, il commuoversi nella partecipazione alla trama frantumano i pregiudizi verso la ricostruzione di una possibile nuova storia. In realtà quella che viene corretto non è il nostro passato, ma l'esperienza emotiva archiviata in esso e congelata, come la assurda staticità del sintomo più che visibile, sottile filo rosso -direbbe Langs-che riconduce al vissuto traumatico; o piuttosto a quanto di esso è dato oggi "significativamente" dal nostro presente. In un sistema fuori coscienza  (Heller, 1982), catene associative si liberano per nuovi legami e schemi d’interazione, innescando un processo di creativa ristrutturazione inconscia.